Mormanno c’è.
novembre ’12 / gennaio ’13
A seguito del terremoto dello scorso ottobre, la vita a Mormanno non è più la stessa. I luoghi di incontro esistono ancora ma non possono essere abitati e il paese si deve inventare una nuova geografia di socialità ed economia. Nell’epoca in cui qualunque cosa non fa notizia è come non esistesse, la nostra piccola comunità, graziata dalla furia del sisma ma tormentata da mesi di scosse ininterrotte, cerca di affermare con determinazione il suo desiderio di non arrendersi al terremoto, in silenzio si aggrappa a ciò che resta della sua quotidianità, provando a ricominciare da capo e mettendo in campo nuove energie: sociali, politiche, economiche.
Partendo da questo presupposto e dall’urgenza condivisa di dover fare qualcosa per la comunità, nelle settimane successive al sisma un gruppo di cittadini, rappresentanti di alcune associazioni locali, ha proposto alla dirigente dell’istituto omnicomprensivo di Mormanno di intervenire nelle classi, dalla prima elementare alla quinta liceo, con dei piccoli laboratori incentrati sul terremoto, che facessero da corredo alle attività scolastiche. L’obiettivo era tentare di elaborare e superare, grandi e piccoli assieme, il difficile momento che l’intera comunità sta attraversando, affrontando il tema del terremoto dal livello cognitivo a quello ludico-motorio. Il gruppo di volontari, costituito da insegnanti, educatori e animatori (Flora Delli Quadri, Patrizia Russo, Luigi Perrone, Raffaella Galizia, Maria Perrone, Milena Bloise e Paola Armentano), che si è dato il nome Mormanno c’è, ha proposto attività modulate sulle diverse fasce d’età seguendo sia la tracce delle proprie formazioni personali sia, alle volte, quelle suggerite dagli stessi ragazzi.
Ci interessava capire come i più piccoli, e cioè coloro i quali hanno meno strumenti per potersi difendere da queste situazioni di continuo stress e panico, avevano reagito alla paura della notte del 26 e come continuavano ad affrontare le difficoltà che le conseguenze del sisma imponevano loro: la perdita della casa, l’impossibilità di verbalizzare la paura ecc.
Il nostro lavoro è partito dalla ricerca di un nesso che legasse i bambini al terremoto, che in qualche modo potesse avvicinare “il mostro” alla loro vita. Il terremoto è quindi diventato “Terry” e lo abbiamo introdotto come un evento imprevedibile, spaventoso, pericoloso ma comunque appartenente al cerchio della natura, rintracciando in esso quelle che sono le regole alle quali anche noi esseri umani obbediamo.
Nella seconda fase Terry è stato visualizzato: è diventato mostro sotterraneo senza volto che smuove la terra sotto le case, oppure gigante malefico che le afferra e le scuote forte. Per molti invece il volto di Terry resta impossibile da immaginare e si disegnano solo gli effetti provocati dal suo passaggio: case lesionate, oggetti che cadono, frane. La terza fase del lavoro è stata invece incentrata sul corpo e la somatizzazione del disagio. Con le insegnanti di ballo Milena e Paola abbiamo cercato di scaricare lo stress e la tensione accumulata nelle ultime settimane cantando a squarciagola canzoncine famose e sfogandoci in balli di gruppo per bambini. Abbiamo anche provato ad essere “noi terremoto”, facendo tremare la palestra della scuola con la forza dei nostri piedi rullanti. Infine ci siamo esercitati a ridere, non solo per esorcizzare il terremoto, ma anche per avere degli assi nella manica quando la paura sta per prendere il sopravvento.
Con i ragazzi delle medie e del liceo, la verbalizzazione e la scrittura, anche attraverso nuovi mezzi di comunicazione come facebook e gli sms, hanno avuto la meglio sul disegno. Con i ragazzi del liceo abbiamo dato vita ad una breve antologia di messaggini: SMA ovvero short message anthology e con i ragazzi delle medie (forse a lavoro concluso potremmo dire i più aperti e disponibili alla condivisione delle loro esperienze) il gioco del “se fosse..” e scrittura libera (e breve) sul tema terremoto.
“Se fosse..”
Classi I e II media
Alessandra
Se il terremoto fosse un mestiere sarebbe uno scalatore, perchè questo lavoro è molto pericoloso.
Aurora
Se il terremoto fosse un animale sarebbe un’ape, perchè quando la vedi ti sembra innocua ma quando ti punge la senti e ti colpisce.
Lorenzo
Se il terremoto fosse gesso scriverebbe crepe e lesioni su ogni edificio.
Elena
Se il terremoto fosse un colore sarebbe il grigio, perchè è il colore della polvere e dei muri sbriciolati.
Francesco
Il terremoto per me è come il lupo dei tre porcellini che soffiando sulle case le distruggeva.
Claudia
Se il terremoto fosse un odore sarebbe l’odore della cacca che finisce nelle fogne.
Chiara
Se il terremoto fosse un aggettivo sarebbe spaventoso.
La storia di Olgan
Olgan è un ragazzo arrivato a Mormanno dalla Russia assieme a sua madre qualche anno fa. Entrambi si sono integrati molto bene nella nostra comunità. Olgan oggi frequenta la terza media e scrive perfettamente in italiano. Ha partecipato anche lui alle nostre attività e chiamato a scrivere del terremoto ha composto un breve poemetto che vi riportiamo oggi, in questo giorno di festa per tutti e per
Mormanno in particolare che per la prima volta dopo il 26 ottobre si veste a festa.
La storia di Olgan ci insegna che qualunque cosa si può fare nella vita, basta la volontà. Grazie a Olgan e alle sue parole che danno a Mormanno fiducia e speranza.
Se fosse il terremoto un animale
sarebbe un viscido maiale
perchè è come l’assassino che pugnala alle spalle.
Se fosse il terremoto una persona
sarebbe Re della paura con tanto di corona
e tal tiranno sul nostro conscio pretenderebbe il regno
Se fosse il terremoto una quadro
di Picasso sarebbe un vanto
che il caos dipinge senza sconto
Ma se il terremoto fosse l’allegria
sarebbe divertente alla follia
Se fosse gioia
sarebbe pari all’amor materno
Se fosse droga
ne dipenderemmo come da pane odierno
Per tanto vediamo il bicchiere mezzo pieno e non vuoto
perchè il viver nostro è molto corto
e con preoccupazioni e voglia di fare
tra qualche tempo torneremo a volare.
MORMANNO C’è
Il nostro lavoro di volontari e studenti si è concluso con un flashmob. Abbiamo radunato i ragazzi delle II e III medie nel cortile della scuola perché si sdraiassero a terra e con il loro corpo dessero vita allo slogan Mormanno c’è.
Ci piacerebbe che questa immagine e questo messaggio accompagnassero tutto il processo di risanamento e ripresa di Mormanno. E’ un’immagine fortemente simbolica: il nostro futuro dà corpo e voce al nostro presente. L’intento è quello di chiamare in causa la presenza fisica, l’impegno di ciascuno di noi per la salvezza del nostro paese, e per farlo affidiamo ai corpi dei nostri figli, che sono il futuro e la speranza, la nostra determinazione nel non arrenderci.
Associazioni partecipanti:
Guide Ufficiali del Parco del Pollino
Associazione Culturale “Comunalia”
Associazione culturale “Il Calabrone”
Blue Studio Dance
Per tutti i dettagli su questo progetto visita la pagina Facebbok
https://www.facebook.com/pages/Associazione-Culturale-Il-Calabrone/285340151576846?ref=hl
Link amici
Luigi Perrone
http://www.guidaparcopollino.it/
Blue Studio Dance


































